Il traffico di droga in Italia e la ‘mafia transnazionale’

Scritto da: Michele Altamura
Fonte: www.osservatorioitaliano.org

Gli arresti di massa in Lombardia hanno così portato alla luce l’esistenza di una nuova forma di criminalità organizzata, che va oltre i confini geografici, criminali e finanziari, una “mafia transnazionale”. Sui media cominciano a circolare i primi stralci delle indagini dell’Anti-mafia, secondo i quali la droga viene stoccata nel porto di Bar, in Montenegro, utilizzando la stessa infrastruttura adoperata in passato per invadere l’Italia con le sigarette di contrabbando. Viene così spiegato che nei Paesi consumatori la droga l’Alleanza mafiosa (così definita) ha realizzato una rete di cellule: piccoli clan di una decina di persone, separati tra loro. Come regista del nuovo cartello della droga ci sarebbe il montenegrino Darko Saric, sul quale pende un mandato di cattura internazionale dell’Interpol emesso dalla Serbia. Secondo altri, il clan di Darko Saric è riuscito a superare la mafia calabrese della ‘Ndrangheta nella gestione del traffico della cocaina dal Sud America in Europa che in due anni, nel 2008 e 2009, c è riuscito ad assicurare una migliore qualità ed un prezzo più basso, portando così fuori mercato la ‘Ndrangheta, e prendendo così il contro dell’intero mercato italiano
C’è da dire, tuttavia, che quello della mafia transnazionale è un concetto introdotto per la prima volta dall’Osservatorio Italiano, nell’ambito di un inchiesta sull’eredità lasciata dagli ex contrabbandieri di sigarette per la gestione del traffico della cocaina. Di fatti, mentre lo Stato ha decimato le fila di Mafia e Camorra, nasceva la “Santa alleanza Balcanica”, l’unione della mafia serba con quella italiana. Arrestando e mettendo da parte i mafiosi e gli uomini d’onore, per fare posto alle nuove organizzazioni. Il patto d’onore con la Colombia e stato siglato. Grazie ai calabresi della ‘Ndrangheta la mafia serba è entrata di prepotenza nei traffici del Mediterraneo, verso i mercati europei. La nuova mafia ha senz’altro ereditato la grande esperienza maturata in passato con il contrabbando di sigarette che, a distanza di anni, resta ancora un mistero nelle sue molteplici sfumature logistiche e finanziarie. Albania, Montenegro, Bosnia e Croazia sono le mete preferite, ma con 25.000 euro può essere consegnata direttamente a Bari. Si tagliano così i rapporti con i Paesi fornitori, e a fare il lavoro per così dire ‘sporco’, si ricorre alla mafia balcanica, che si estende in tutta la regione sino all’America Meridionale, grazie a fortuiti contatti. Questo quanto evidenziato da l rapporto sul narco-traffico nei Balcani gestito dalla mafia transnazionale a cura dell’Osservatorio Italiano:
Le connessioni della criminalità organizzata tra Nord e Sud, tra Italia e Balcani, tra finanza e contrabbando, costituiscono in realtà una storia nota che pochi tuttavia hanno cercato di spiegare con serietà e cognizione di causa. Molte sono invece le storie che sembrano avvicinarsi alla verità, ma senza fatti e documenti valgono ben poco, e sono solo invettive da dare in pasto ai media e alla propaganda politica ma non alla giustizia. Roberto Saviano dice di lottare contro la mafia, ma è pur sempre un giornalista che gioca sull’onda della massa. Dalle sue parole non traspaio fatti ben circostanziati, e credo che sia per lui difficile avere delle info visto, visto che è sempre sotto scorta. Sicuramente fa via internet le sue ricerche, e la gente non sa neanche di che cosa parla. A tal proposito ricordiamo l’intervista per il media albanese Top-Channel , durante la quale dette prova di non conoscere le connessioni tra la mafia italiana e quella albanese. Connessioni su cui, più tardi, cercò delle informazioni contattando la nostra redazione, in occasione della pubblicazione dell’articolo “Il traffico di armi tra il Sigurimi e la Camorra”. Da Saviano ci aspettiamo documenti, come abbiamo fatto noi pubblicando documenti inediti, senza tuttavia riuscire a scuotere i mass media, che restano pur sempre delle società per azioni con dei padroni. Lei Signor Saviano dovrebbe parlare della Svizzera, della Ubs, dei collaterali, e non di chi l’ha reso famoso. Mostri i documenti e smetta di offendere la gente che lavora e rischia la vita per combattere davvero la mafia . Milano, in particolarela Lombardia, è la capitale della droga colombiana perché in 50 minuti si possono riciclare i soldi: ecco la connessione, che non ha nulla a che fare con la politica. Fare la vittima paga, partecipare allo scontro politico mentre cade un Governo ancora di più, ma l’imbroglio prima o poi viene a galla.

Centrale teleriscaldamento a biomasse ad Asiago

Fonte: www.howtobegreen.eu

La Provincia di Vicenza ha realizzato una centrale di cogenerazione e teleriscaldamento con produzione di calore ed energia elettrica da biomasse legnose in prossimità di una grande falegnameria nell’abitato di Asiago, in zona montana a elevata valenza ambientale e turistica. Obiettivi del Progetto Demetra sono il risparmio economico e l’abbattimento dell’impatto ambientale rispetto all’uso di combustibili fossili: in particolare -15% sul costo dei combustibili fossili da parte degli utenti pubblici e privati dell’impianto di teleriscaldamento e abbattimento di anidride carbonica e polveri sottili derivante dal mancato utilizzo stimato di 1,3 milioni di litri annui equivalenti di gasolio.

L’impianto, che serve ospedali, scuole, municipio, impianti sportivi e parte degli insediamenti civili, comporta positive ricadute territoriali sia sotto il profilo socio-economico (tariffe energetiche incentivanti per il riscaldamento rispetto ai combustibili tradizionali) sia ambientale (riduzione dei gas serra derivanti dagli impianti di riscaldamento e produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile). Si viene infatti a determinare una filiera cortissima tra la produzione del combustibile e la sua utilizzazione.

A oggi la centrale è stata costruita, e la messa in esercizio definitiva della rete di teleriscaldamento, avviata a livello sperimentale nell’inverno 2008-2009, ha interessato la stagione invernale 2009-2010. Con la completa estensione della rete di distribuzione la centrale potrà coprire il fabbisogno di calore termico di quasi il 50% della popolazione residente (30% degli edifici di Asiago) con ulteriori possibilità future di potenziamento.La centrale si presenta maestosa,ma come progetto green è veramente grande,perchè oltre a ridurre l’inquinamento,riduce anche il costo singolo e totale per gli abitanti della zona,cosa da non sottovalutare,specialmente in questi periodi.

Arrestato Assange. Non una buona notizia

Di:Debora Billi
Fonte: crisis.blogosfere.it   

Beh, è accaduto l’inevitabile. Quando tutto il mondo ti dà la caccia davvero (e non per scena, come accade con i finti terroristi e i veri mafiosi), prima o poi il cerchio si stringe e ti arrestano. Assange è finito in manette e ora chissà che fine farà Wikileaks.

Approfitto per fare qualche osservazione sul personaggio. Ovviamente, io non ho la più pallida idea di chi sia in realtà Julien Assange: ma mi hanno estremamente divertito le mille ipotesi che ho letto in giro, basate esclusivamente su cosa Wikileaks stia pubblicando. Come spesso accade, la logica è fuori a cena.

– Ha pubblicato solo ovvietà e gossip. La prima cosa da capire è che Wikileaks pubblica i documenti di cui entra in possesso. Se su tali documenti ci sono scritte solo ovvietà e gossip, la responsabilità è di chi li ha redatti, non certo di Assange.

– Non ha rivelato i segreti scottanti. Forse qualcuno non ha letto bene, anche se i giornali l’hanno più volte spiegato: i documenti NON sono tra quelli top secret, e spesso non sono neanche classificati. Se qualcuno si aspettava che la verità su Kennedy, quella sull’11 settembre, gli UFO e gli alieni, la cura segreta del cancro o la free energy fossero scritte su promemoria di ambasciate o chiacchiere di funzionari, ebbene ha letto troppi fumetti.

– Parla male di alcuni e non di altri. Sempre come se a parlare fosse Assange, e non i documenti di un governo che lui si limita a mettere in Rete. Anche qui, è ovvio che le opinioni negative USA sul Presidente dello Zimbabwe abbiano un livello di segretezza assai diverso da quelle sul Presidente israeliano. Eventuali valutazioni pesantemente negative sulla situazione in Medio Oriente non sono sicuramente a disposizione di migliaia di funzionari, ma superclassificate. Lo stesso probabilmente per il materiale cinese, che ha pesanti implicazioni militari. E quella roba lì, Assange non l’ha avuta.

– E’ un’operazione vòlta a distrarre il pubblico dal vero problema, che è… Ogni Paese ha “il vero problema” da cui Wikileaks ci starebbe distraendo. Ne ho letti a decine in giro per la Rete. Persino nel suddetto Zimbabwe ritengono che Wikileaks sia un’operazione vòlta a distrarli dal vero problema che è la morìa delle vacche. Messa così, ogni evento che succede al mondo ci starebbe in realtà distraendo da un altro evento: surrealismo allo stato puro.

– Tutto ciò dimostra che Assange è solo un emissario pluto-masso ecc. Tutto ciò non dimostra un bel cavolo. Probabilmente egli è davvero un emissario di una rete potentissima di spie che vuole cambiare i destini del pianeta, ma NON lo si dimostra con gli assurdi ragionamenti di cui sopra. Lo si dimostrerebbe documenti alla mano, con una bella ricerchina che porta le prove, ma per riuscire a mettere le mani su certe prove bisognerebbe essere bravi come Assange e quindi rieccoci al surrealismo.

Sicuramente Assange ha in mano altra roba, magari più scottante, e la sta usando come merce di scambio. Mica è obbligato a pubblicare tutto, mica è votato al sacrificio, forse ha obiettivi personali o persegue quelli di qualcun altro. In ogni caso, non è dato sapere.

E’ un peccato però che sia stato arrestato. Poteva darsi che in giro ci fossero altri che volevano seguirne le orme, altri con materiale sensibile a disposizione che stavano proprio pensando di metterlo online. Ma poi hanno visto Wikileaks cacciata da Amazon, senza più neppure nome di dominio, coi server spenti in mezzo mondo, l’account Paypal chiuso, il conto svizzero chiuso, le polizie intercontinentali scatenate, accuse assurde di stupro, per finire col carcere, e magari hanno concluso di sentirsi molto più tranquilli aprendo un blog di ricette.

Come si dice, colpirne uno per educarne cento. E questa non è sicuramente mai una buona notizia.

Intelligence » Dossier Hypo Bank: denaro, armi e bordelli

Scritto da:  Biljana Vukicevic  Fonte: http://osservatorioitaliano.org
In collaborazione con Necenzurirano.com di Domagoj Margetic

Il labirinto delle transazioni illecite della Hypo Alpe Adria Bank e i suoi clienti è parte di una storia molto più grande, che oltrepassa i confini dello stato austriaco entrando in uno scenario internazionale. La vicenda,  su cui si indaga da anni, sta rivelando pezzo per pezzo il grande mosaico della mappa della criminalità organizzata internazionale. Ognuno con il proprio tassello ha contribuito a disegnare l’immagine che i soldi sporchi hanno  eliminato senza limiti le barriere statali, nonché quelle delle sfere politiche e personali. L’indagine che da anni porta avanti il giornalista investigativo croato, Domagoj Maretic, insieme ad un gruppo di analisti del portale Necenzurirano.com,  documentando fatti ed eventi, mostra come negli anni ’90 la Hypo Alpe Adria Bank dà inizio in Austria ad un grande progetto di alta finanza. Allora, non avendo filiali o società figlie, Hypo Bank concentra nella sede di Klagenfurt il centro degli affari, dove saranno individuati i progetti dei grandi investimenti che la banca poteva finanziare. Nel tempo si è dimostrato che i beneficiari di tali progetti erano molto vicini ai circoli politici, soprattutto del partito HDZ, tra cui l’allora Vice Ministro degli esteri croato Ivo Sanader, poi divenuto Premier. Una ricerca che è costata a Margetic la sua libertà professionale e personale, subendo ripetuti attacchi che hanno messo più volte in pericolo la sua vita. Dopo l’attentato dinamitardo, a causa della pubblicazione sul suo sito web dell’elenco di nomi dei criminali di guerra, e la rivelazione in esclusiva delle aziende coinvolte in operazioni sospette con Hypo Bank, Margetic si nasconde.

Croazia e Ivo Sanader, fiduciario di Hypo Bank. Nel suo dossier di centinaia di pagine realizzato negli anni si possono leggere i nomi dei più alti vertici della politica croata. Oltre Ivo Sanader appaiono i nomi del Ministro degli Esteri negli anni ’90, Mate Granic e Bozo Prka, Ministro delle Finanze. Il denaro investito nelle due banche croate Hypo banka e Slavonska banka sono confluiti nei conti correnti della Hypo Bank Austria, offrendo la possibilità di effettuare altri investimenti in Croazia e fornire altri crediti al Governo croato. Così comincia l’operazione di riciclaggio dei propri “soldi croati” attraverso i conti correnti segreti presso la Hypo Banka di Klagenfurt. L’indagine di Margetic sulla collusione della classe dirigenziale croata e il cosiddetto Dossier Hypo costituiva un segreto della “massima importanza”, per divenire in questi ultimi mesi uno scandalo di dimensioni transnazionali, abbracciando tutta l’area del Sud Est Europa. Quando Margetic offrì al Parlamento austriaco il Dossier, i vertici della classe politica negarono ogni cosa, ma uno squarcio ormai era stato aperto. Fino a quando il Governo croato prendeva crediti, usati sulla carta per l’acquisto dei palazzi delle ambasciate e dei consolati in tutto il mondo – su cui Sanader, Granic e Prka ottenevano una commissione – tutto andava bene. Subito dopo, subentra l’operazione di riciclaggio tramite la Slavonska banka d.d.Osijek. Per anni il Pubblico Ministero  Mladen Bajic non si è detto interessato al Dossier Hypo, lasciando così spazio per le operazioni illecite, dove il denaro viaggiava tramite le banche madre e figlie, ma sempre nel circolo chiuso di Hypo Group. 

Progetto Fokus Il Consiglio di Amministrazione della Hypo Group Alpe Adria nel 2009 ordinò segretamente la redazione di un’analisi del portafoglio clienti alla società di revisione PricewaterhouseCoopers (PWC) di Monaco(Germania), per analizzare tutti i crediti sospetti e il rischio di insolvenza, da cui prevedere tutte le possibili perdite. Il gruppo di lavoro guidato da Jurgen Breisch e Sven Hauke, hanno presentato un rapporto di 219 pagine con un elenco di tutti i crediti di Hypo Group a rischio, concesse a imprese, persone giuridiche e fisiche in Austria, Germania, Slovenia, Italia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia, Bulgaria ed Ucraina. Viene così dimostrato che fino al 2009, tramite varie operazioni, Hypo Group ha emesso crediti per 37,7 miliardi di euro,  la maggior parte dei quali  di massimo rischio, che alla fine hanno portato al collasso finanziario la Hypo Alpe Adria Group. La HB  certamente non aveva i ‘propri’ 37.7 miliardi di euro, ma una delle domande cruciali è sicuramente quale sia stata l’origine dei soldi. Il rapporto Fokus è sicuramente il documento più significativo per tracciare il percorso dei crediti tramite Hypo Group, e giungere sino ai clienti finali con l’emissione di conti correnti segreti dei fiduciari che godevano di contratti con Hypo Group, che erano veri proprietari dei mezzi finanziari e loro fiduciari.

Hypo Group e i Balcani. Dal progetto Fokus si scopre il legame tra il Gruppo bancario e i nuovi stati balcanici, nato nei primi anni ’90, grazie alla forte interconnessione tra élite politica e finanziaria. La guerra  era senz’altro un` ottima occasione per finanziare i  “regni indipendenti”, quando nascono le prime forme di criminalità organizzata nei Balcani. La Hypo Bank è stata anche la fonte finanziaria per i Paesi nella fase di transizione dopo la frantumazione della Repubblica Socialista Federazione della Jugoslavia (SFRJ). In Bosnia sono ora sotto indagine 24 aziende per i prestiti sospetti di Hypo. I rappresentanti della banca si sono recati in visita nel mese scorso per “fare i conti” nelle varie filiali di Hypo in Bosnia, ma ancora non sono trapelate informazioni circa il coinvolgimento dei vertici politici in uno scandalo internazionale. Stesso destino colpisce la Serbia, dove appare il nome del narco-trafficante Darko Saric, che ha riciclato più di 100 milioni di euro, derivanti dal tra ffico di armi e di droga. Viene citata anche l’holding “Delta Real Estate” per i finanziamenti del quartiere belgradese “Belvill”, oltre ad una miriade di imprese che sembra abbiano ottenuto prestiti sospetti e non verificati. In Slovenia sono sotto indagine le aziende legate al partito liberaldemocratico (LDS) stanziati per il rinnovamento interno dei vertici.

Indagine della CIA. A tutta questa storia sembra siano interessate anche le agenzie di intelligence dei vari Paesi tra cui la tedesca BND e le statunitensi CIA e FBI. Michael J. Morel, Vice direttore della CIA, poco tempo fa si è recato in visita a Vienna: la sua permanenza dura solo poche ore, ma dopo si scopre che lo scopo era avere informazioni sul caso Hypo. Nei primi momenti nessuno ha voluto confermare tale indiscrezione, affermando che si trovasse in Austria per ragioni ben precise, relative alla rete terroristica di Al Qaeda in Europa. Dopo un paio di giorni Morel giunge con il suo fascicolo sul caso Hypo, che contiene la denuncia penale di Leopold Spitzbart contra Wolfgang Kulterer, Gunter Striedinger, Thomas Klaus Morgl, Željko Žužić, Marinko Paića, Andreas Binder e Heinz Truskaller. Dal documento si evince che in America esiste una denuncia contro Hypo Grop del valore di 350 miliardi di dollari per frodi bancarie organizzate . Hypo Group viene accusata di “associazione per delinquere, estorsione, frode, omissioni nel controllo e supervisione e grave negligenza, conflitto di interesse, lavoro in nero e controverso, disinformazione e disattenzione verso gli investitori, mancato rispetto degli obblighi di assistenza per il controllo dell’attività bancaria commerciale, grave violazione degli obblighi dei singoli soci e dei dipendenti di Hypo Group”. Nei sei Paesi Europei e in America esistono numerosi processi contro Hypo Group del valore di più di 1.350.000.000,00 di dollari. Si scopre anche che Hypo Alpe Adria Bank possedeva almeno tre banche in America con i suoi conti correnti. 

Traffico di armi. Il gruppo austriaco si è reso anche colpevole del riciclaggio del denaro per traffico di armi con i Paesi sotto embargo, tramite l’organizzazione del defunto Joerg Haider, attualmente ancora sotto inchiesta da parte dei vari servizi segreti. L’indagine riguarda Hypo Alpe Adria Bank e 12 Paesi (tra cui Germania, Italia, Balcani fino in Ucraina). Il Ministero delle Finanze (CIS) e il Ministero degli Interni austriaco (SOKO-Hypo) seguono insieme il caso con l’ex polizia di Stato (STAPO) e due servizi informativi militari Xhaa e Abvermart. Si parla di una collaborazione tra i partiti di ultradestra di Austria, Italia e Croazia, che hanno lavorato insieme con Libia, Siria ed Iraq, per organizzare il traffico di armi nei Balcani, in particolare in Bosnia, Sangiaccato e Kosovo, usando l’organizzazione “Z”, dalle iniziali del Generale Vladimir Zagorec, ed il grande commerciante di armi Abdul Monheim Jebara. Il triangolo Haider- Jebara-Zagorec si occupava del traffico illecito di armi avendo la copertura di servizi segreti BND e CIA. Come confermato, si trattava delle armi destinati ai “paesi terzi” che, tramite i Paesi delle “Alpi”, arrivavano a destinazione. Nel corso della missione militare NATO in Kosovo, i doganieri italiani fermano a Brindisi hanno interi convogli svizzeri di armi destinate a Kukes. La società di ”trasporto umanitario”, Madre Teresa, coprì la fornitura delle armi per il Kosovo. Allo stesso modo si trovarono 80 000 pistole in Iraq di marchio ‘Glock’, ossia della fabbrica dell’amico di Haider , Gaston Glock . In Afghanistan la missione ISAF scopre grandi quantità di armi provenienti dalla fabbrica Hirtenberger. In tutto questo, viene coinvolta la scena diplomatica di Austria, Svizzera, Germania, Croazia che finanziava il traffico delle armi con i soldi della Hypo Bank, dopodiché il denaro confluiva in ‘investimenti privati’ di “massima importanza per lo Stato”. 

Bordelli e denaro. Nel “misterioso” castello vicino Klagenfurt, sede della filiale di Hypo, si incontravano oscuri clienti provenienti da Croazia ed Italia. Questo viene confermato anche dall’ex dirigente del settore finanziario di Hypo Bank, Kristian Raucher. La segreta filiale della banca era un vero e proprio bordello per i clienti oscuri: oggi si chiama “Babilon club” e rappresenta un bordello di lusso per clienti VIP . All’epoca il castello era una delle tappe per il denaro illecito che fluiva tra Croazia e Liechtenstein, trasportato in valigette nere. 

Lo scandalo Hypo Group non è quindi una faccenda semplice che può essere scoperta in qualsiasi banca al mondo, ma è uno scandalo che potrebbe cambiare ed influire sulla politica dei Paesi coinvolti. Nasce negli anni ’90 quando si disintegra una parte dell’Europa, ma viene scoperto negli ultimi mesi, quando comincia un’altra disintegrazione europea forse più forte di quella già vista. I finanziatori e trafficanti che si trovano sempre in circuiti di denaro, armi e bordelli, continuano a finanziare di nascosto i Governi fantoccio che servono per aprire altri “buchi neri” geostrategici, dove possono conservare il loro profitto. Poi, ad un certo punto cade il velo, per andare a nascondere fatti molto più importanti e manovrare la situazione della politica internazionale.

Una marea di rifiuti seppellisce la costa croata. … e bombe NATO…

fonte: etleboro.blogspot.com

…in Serbia e in Kosovo sono in corso operazioni dell’aviazione NATO e i piloti, di ritorno alle basi, scaricano bombe e missili nell’Adriatico, nelle acque interne dell’Italia e della Croazia…

Le centinaia di chilometri quadrati di rifiuti, che da sabato hanno sommerso la costa della penisola della Peljesac e il mare nel canale di Mljet, lunedì sono arrivate fino a Korcula, molto probabilmente provenienti dal porto albanese di Durazzo, o da quello di Valona, dove vengono scaricati in grandi quantità. Si presuppone che i rifiuti siano di origine albanese perché la maggior parte delle bottiglie di plastica galleggianti hanno le etichette scritte in albanese e le correnti marine che possono trasportare i rifiuti fino alla costa croata arrivano dall’Albania. Infatti la spazzatura è stata trasportata dalla corrente ciclonica dell’Adriatico orientale, che nel territorio di Dubrovnik si rigira verso le acque croate, e per mezzo del forte Jugo (vento che spira da sud), ha raggiunto le coste croate. Visto che tra i rifiuti si trovano una gran quantità di canne, si presuppone che una parte della spazzatura possa provenire dalla foce del fiume Bojana, in Montenegro.

Come dichiarato per il Jutarnji List, secondo l’oceanografo Ivica Vilibic, la spazzatura ha impiegato circa un mese per raggiungere la Croazia, trasportata dalla corrente ad una velocità tra i 10 e i 30 centimetri al secondo. Questa non è la prima volta che i rifiuti invadono la zona di Mljet e della Peljesac, ma raramente ciò era avvenuto con tali quantità. Nenad Smodlaka, direttore del Centro di ricerca marina dell’Istituto “Rudjer Boskovic”, ricorda che, senza considerare il brutto impatto visivo di tutte queste tonnellate di spazzatura, questa non causerà danni maggiori alla vita nell’Adriatico. L’Agenzia per la protezione e il soccorso ieri ha avvertito i cittadini di non ripulire autonomamente le zone con i rifiuti per possibili ripercussioni sulla salute. “Le enormi quantità di rifiuti non rappresentano un pericolo immediato per la flora e la fauna della penisola, piuttosto si tratta di inquinamento delle spiagge, della cui rimozione sono responsabili i comuni locali. Non sappiamo ancora quanta sia la superficie coperta dai rifiuti, e l’intervento è complicato anche dalla dispersione spaziale della spazzatura”, ha dichiarato il governatore della Contea Nikola Dobroslavic.

Tomislav Jurjevic, sindaco del territorio comunale che amministrativamente appartiene a Trstenjak na Peljescu, con lo sguardo fisso sui cadaveri galleggianti dice di non aver mai visto in vita sua un incidente del genere e una tale quantità di spazzatura. “La pulizia inizierà non appena le condizioni atmosferiche lo permetteranno, al più tardi martedì”. “L’ufficio veterinario fornirà le istruzioni su come procedere. La pulizia sarà avviata dagli addetti comunali quando riceveranno le sufficienti istruzioni, perché si dovrà tener conto anche della loro sicurezza, perché ci sono siringhe e rifiuti ospedalieri”, ha dichiarato il sindaco del comune di Orebic. “Questo è terribile, i cittadini sono indignati e sorpresi. Ci serve aiuto”, ha concluso. I cittadini sono stati avvertiti di non toccare i rifiuti perché potenzialmente pericolosi.

Oltre ai rifiuti un’ulteriore preoccupazione per la pulizia dell’Adriatico è stata provocata dalle affermazioni del giornalista italiano Gianni Lannes direttore di Italiaterranostra.it , che a “Glas Istre” ha detto che in Serbia e in Kosovo sono in corso operazioni dell’aviazione NATO e i piloti, di ritorno alle basi, scaricano bombe e missili nell’Adriatico, nelle acque interne dell’Italia e della Croazia. Secondo lui la NATO mente quando afferma che nell’Adriatico ci sono cinque zone in cui si scaricano le bombe inutilizzate. Egli afferma che le zone siano 24 e si estendano da Trieste, quindi dal nord fino al sud, fino a Santa Maria di Leuca, città davanti alle porte di Otranto. La NATO in seguito a forti pressioni mediatiche ha ammesso che nel 1999 nell’Adriatico sono state scaricate bombe a grappolo, ma che la maggior parte di queste sono state successivamente recuperate. Dalla NATO affermano che le bombe sono state gettate in acque internazionali. Lannes sostiene che le bombe abbiano drasticamente inquinato l’Adriatico. “Sul fondale davanti alla costa pesarese, una cinquantina di miglia dalla costa istriana, si trova un enorme arsenale della seconda guerra mondiale e della missione militare NATO del 1999. La concentrazione di iprite, fosforo e degli altri veleni chimici è spaventosa, mentre le bombe sono soggette ai cambiamenti delle correnti marine. Si tratta di un arsenale mobile di morte”, ha detto Lannes.

La biografia nascosta della famiglia Obama al servizio della CIA

Fonte: Voltairenet

Washington DC (USA) 30 Agosto 2010

Il giornalista investigativo Wayne Madsen ha consultato diversi archivi della CIA per stabilire i collegamenti tra l’Agenzia e le istituzioni e le persone che hanno avuto stretti rapporti con Barack Obama, i suoi genitori, la nonna e il patrigno. La prima parte del suo caso evidenzia la partecipazione di Barack Obama Senior nelle azioni adottate dalla CIA in Kenya. Queste operazioni erano volte a contrastare l’ascesa del comunismo e l’influenza cino-sovietica sui circoli degli studenti, e non solo, hanno anche avuto lo scopo di ostacolare l’emergere di leader africani non allineati.

Dal 1983 al 1984, Obama ha lavorato come analista finanziario nell’International Business Corporation, nota come società di facciata della CIA.

La Business International Corporation, la facciata della CIA in cui ha lavorato il futuro presidente degli Stati Uniti, organizzava conferenze tra i leader più potenti e impiegava i giornalisti come agenti all’estero. Il lavoro che vi ha svolto Obama, dal 1983, è coerente con le missioni di spionaggio per conto della CIA svolte da sua madre, Stanley Ann Dunham, negli anni ‘60, dopo il colpo di stato in Indonesia, per conto di altre società di facciata della CIA, tra cui il East-West Center dell’Università delle Hawaii, l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (US Agency for International Development, USAID) [1] e la Fondazione Ford [2]. Dunham conobbe e sposò Lolo Soetoro, il patrigno di Obama, presso l’East-West Center nel 1965. Soetoro fu richiamato in Indonesia nel 1965, come alto ufficiale per assistere il generale Suharto e la CIA nel rovesciamento cruento del presidente Sukarno [3].

Barack Obama senior incontrò Dunham nel 1959, al corso di russo presso l’Università delle Hawaii. Egli fu tra i pochi fortunati di un volo aereo tra l’Africa orientale e gli Stati Uniti, per fare entrare 280 studenti presso diversi istituti accademici statunitensi. Secondo un rapporto della Reuters di Londra del 12 settembre 1960, questa operazione avrebbe beneficiato di un semplice “aiuto” della sola Fondazione Joseph P. Kennedy. Essa mirava a formare e indottrinare futuri agenti d’influenza in Africa, un continente che diveniva il luogo della lotta di potere tra gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica e la Cina, per influenzare i regimi dei paesi nuovamente indipendenti, o in procinto di diventarlo.

Nella scelta degli studenti espatriati, Masinda Muliro, Vice-Presidente del Kenya African Democratic Union (KADU), ha denunciato le preferenze tribali, che favorivano la maggioranza Kukuyu e la minoranza etnica del gruppo Luo. Questo favoritismo privilegiava i sostenitori del Kenya African National Union (KANU), guidato da Tom Mboya, ex sindacalista e nazionalista. Fu Mboya che scelse d’inviare Barack Obama senior a studiare presso l’Università delle Hawaii. Obama senior, allora sposato, padre di un bambino e in attesa di un secondo bambino in Kenya, sposò Dunham sull’isola di Maui il 2 febbraio 1961. Dunham era incinta di tre mesi di Barack Obama, al momento del suo matrimonio con Obama Senior. Questi divenne il primo studente africano ad integrarsi in una università degli Stati Uniti.

Sempre secondo Reuters, Muliro avrebbe anche detto di voler inviare una delegazione negli Stati Uniti per indagare sugli studenti kenioti che ricevevano “regali” dagli statunitensi e di “assicurare che le donazioni agli studenti, in futuro, (fossero) gestiti da persone sinceramente preoccupate per lo sviluppo del Kenya“.
La CIA avrebbe reclutato Tom Mboya nell’ambito di un programma chiamato “liberazione selettiva“, generosamente finanziata con l’obiettivo di isolare il presidente Kenyatta, il fondatore della Repubblica del Kenya, considerato dall’agenzia di intelligence degli Stati Uniti una persona “di cui non ci si può fidare“.

Mboya ricevette all’epoca una sovvenzione di 100.000 dollari dalla Fondazione Joseph P. Kennedy, nel quadro del programma di invito degli studenti africani, dopo aver rifiutato la stessa offerta dal Dipartimento di Stato. Chiaramente, Mboya era preoccupato di suscitare sospetti di una assistenza diretta degli Stati Uniti in Kenya, presso i politici filo-comunisti, già sospettosi dei suoi legami con la CIA. Il programma fu finanziato dalla Fondazione Joseph P. Kennedy e dalla Fondazione degli studenti afro-americani. Obama senior non faceva parte del primo gruppo che volò negli Stati Uniti, ma di uno seguente. Questo programma di aiuti agli studenti africani, organizzato da Mboya nel 1959, includeva studenti da Kenya, Uganda, Tanganika, Zanzibar, Rhodesia del Sud e del Nord e Nyasaland (oggi Malawi).

Reuters riporta anche che Muliro accusava il favoritismo presente alla selezione dei beneficiari degli aiuti americani, “per ostacolare e irritare gli altri studenti africani“. Muliro affermava che “il beneficio venne dato alle tribù maggioritarie [i Kikuyu e i Luo] e che molti studenti selezionati dagli Stati Uniti fallirono gli esami di ammissione, mentre altri studenti non selezionati si dimostravano degni delle migliori raccomandazioni“.

Subito spedito dalla CIA nelle Hawaii, Barack Obama Senior (indossando i leis hawaiani, la tradizionale collana di fiori) posa con Stanley Dunham (a sinistra di Obama senior), il nonno materno del presidente Barack Obama.
Obama senior era un amico di Mboya e un nativo della tribù dei Luo. Dopo l’assassinio di Mboya nel 1969, Obama senior testimoniò al processo del presunto assassino. Obama Senior sosteneva di essere stato l’obiettivo di un tentato omicidio in strada, dopo la sua comparizione in tribunale.

Obama Senior lasciò le Hawaii per Harvard nel 1962, e divorziò nel 1964 da Dunham. Sposò una studentessa di Harvard, Ruth Niedensand, una ebrea statunitense, con il quale tornò in Kenya ed ebbe due figli. Il loro matrimonio finì con un divorzio. Obama ha lavorato al Ministero delle Finanze e al Ministero dei Trasporti del Kenya, così come in una compagnia petrolifera. Obama senior morì in un incidente d’auto nel 1982, i principali politici del Kenya parteciparono al suo funerale, Robert Ouko, che divenne ministro dei trasporti, fu assassinato nel 1990.

I documenti della CIA dimostrano che Mboya è stato un importante agente di influenza per conto della CIA, non solo in Kenya, ma in tutta l’Africa. Secondo un rapporto settimanale segreto della CIA (CIA Current Intelligence Weekly Summary) datato 19 novembre 1959, Mboya sorvegliava gli estremisti alla seconda Conferenza Pan-Africana tenutasi a Tunisi (All-African People’s Conference, AAPC). Il documento riferiva che “[gravi attriti si erano] sviluppati tra il Primo Ministro del Ghana, Kwame Nkrumah e il nazionalista keniano Tom Mboya, che [aveva] partecipato attivamente, nel dicembre [1958], per controllare gli estremisti nella prima Conferenza Pan-Africana, ad Accra”. I termini “ha partecipato attivamente” suggeriscono che Mboya collaborava con la CIA, il cui rapporto fu stabilito con i suoi agenti sul campo, ad Accra e a Tunisi. Fu durante questo periodo di “collaborazione” con la CIA ad Accra e a Tunisi, che Mboya assegnò a Obama una borsa di studio di alto livello e gli offrì l’opportunità di andare all’estero e di entrare all’Università delle Hawaii, dove conobbe e sposò la madre dell’attuale presidente degli Stati Uniti.

In un più datato rapporto settimanale segreto della CIA, del 3 Aprile 1958, appaiono queste parole: “[Mboya] rimane uno dei più promettenti leader dell’Africa.” La CIA, in un altro rapporto settimanale segreto datato 18 dicembre 1958, descrisse il nazionalista keniano Mboya come un “giovane portavoce dinamico e capace“, durante la sua partecipazione ai lavori della Conferenza Panafricana, era considerato un avversario di “estremisti” come Nkrumah, sostenuto dai “rappresentanti sino-sovietici“.

In un documento declassificato della CIA sulla Conferenza panafricana del 1961, il conservatorismo di Mboya, come quello del tunisino Slim Taleb, furono chiaramente definiti un contrappeso alla politica di sinistra del clan Nkrumah. Il filo-comunisti furono eletti a capo del comitato organizzatore della Conferenza Pan-Africana, alla conferenza del Cairo del 1961, a cui assistette Mboya. Nel rapporto della CIA, i nomi di alcuni di questi leader sono citati: quello del Senegalese Abdoulaye Diallo, segretario generale della Conferenza panafricana; dell’algerino Ahmed Bourmendjel, dell’angolano Mário de Andrade, di Ntau Mokhele del Basutoland (Lesotho ex), del camerunese Kingue Abel, di Antoine Kiwewa del Congo Belga (ora Repubblica Democratica del Congo), del Ghanese Kojo Botsio, del Guineano Ismail Touré, di TO Dosomu Johnson della Liberia, del Malino Modibo Diallo, del marocchino Mahjoub Ben Seddik, di Djibo Bakari del Niger, del Nigeriano Tunji Otegbeya, di Kanyama Chiume del Nyasaland, del somalo Abdullahi Ali, di Makiwane Tennyson del Sud Africa e di Mohamed Fouad Galal degli Emirati Arabi Uniti.

I soli partecipanti che hanno ricevuto l’approvazione della CIA erano Mboya (il che è evidente poiché era un informatore della CIA), Joshua Nkomo, originario della Rhodesia del Sud, B. Munanka del Tanganyika, il tunisino Abdel Magid Shaker e l’ugandese John Kakonge.

Nkrumah fu alla fine abbattuto nel 1966, dopo un colpo di stato militare organizzato dalla CIA, durante una visita di Stato in Cina e Vietnam del Nord. Questa operazione venne attuata un anno dopo che l’agenzia condusse contro il presidente Sukarno un altro colpo di stato militare, in cui la famiglia della madre di Obama ebbe un ruolo. Alcuni dati suggeriscono che l’assassinio di Mboya, nel 1969, sia stato organizzato da agenti cinesi che agivano per conto delle fazioni governative incaricati dal presidente del Kenya, Jomo Kenyatta, di combattere Mboya e di eliminare, in tal modo, un politico africano filo-statunitense di primo piano. Tutte le ambasciate a Nairobi avevano messo le loro bandiere a mezz’asta, in omaggio a Mboya, tranne una, quello della Repubblica popolare cinese.

Jomo Kenyatta, primo presidente del Kenya.

L’influenza esercitata da Mboya sul regime di Kenyatta continuerà a lungo dopo la sua morte, finchè Obama senior era ancora vivo. Nel 1975, Josiah Kariuki, membro socialista del KANU (il partito che contribuì a creare con Mboya e Obama senior) venne assassinato. Dopo l’omicidio, Kenyatta licenziò dal governo tre ministri ribelli, che erano “personalmente collegati sia a Kariuki che a Mboya.” Tali informazioni sono state originariamente classificate come segrete (classificazione livello Umbra), e apparvero in più memo della CIA sul Medio Oriente, l’Africa e il Sud Africa. In seguito fu trasmesso sulla rete COMINT il 24 giugno 1975. Le informazioni contenute in questo rapporto, come dimostra il suo livello di classificazione, provenivano dalle intercettazioni effettuate del ministro degli Interni keniano. Nessuno fu mai stato accusato di aver ucciso Kariuki.

Le intercettazioni degli alleati di Mboya e Kariuki sono la prova che la NSA e della CIA mantennero sotto sorveglianza Barack Obama senior, un individuo, che come straniero negli Stati Uniti, poteva prestarsi a qualche intercettazione legale, di cui si incarica la NSA e il Government Communications Headquarters (GCHQ, l’intelligence elettronica del governo britannico).

Alessandro Lattanzio
http://www.aurora03.da.ru
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http://www.eurasia-rivista.org/5867/la-biografia-nascosta-della-famiglia-obama-al-servizio-della-cia-1a-parte

La biodinamica cambia il volto del deserto egiziano

acritto da: Valerio Pignatta
Fonte: il consapevole

Nella situazione di avanzato degrado ambientale, economico e sociale che stiamo vivendo, le buone notizie, che pure ci sono, stentano a circolare. Così rischia di passare sotto silenzio l’interessante e riuscito esperimento dell’egiziano Ibrahim Abuleish, il cui progetto nel 2003 gli ha valso il Right Livelihood Award, noto anche come premio Nobel Alternativo. Merito di Abuleish è l’aver dato vita a Sekem, una comunità di più di 2000 persone nel cuore del deserto del Sahara.
Sekem, nella cultura dell’Antico Egitto, era il nome attribuito alla forza vitale del sole, così determinante, nel bene e nel male, per le popolazioni di quei territori, e nell’idea originaria di questo allora giovane avventuriero dello spirito era proprio il deserto il luogo in cui avrebbe voluto edificare il suo progetto di comunità armonica di uomini, animali e vegetazione, comunità che ventisette anni dopo è divenuta realtà.
Il sogno di Ibrahim: il riscatto dell’Egitto
Il giovane Ibrahim era figlio di un industriale egiziano del Cairo. Sin da ragazzo manifestò l’interesse per compiere gli studi universitari in Europa e nonostante l’iniziale opposizione dei genitori riuscì a emigrare in Austria dove in pochi anni si costruì una carriera decisamente promettente come ricercatore scientifico nonché una famiglia amorevole. Durante il suo soggiorno in Austria Abuleish entrò in contatto con gli antroposofi e iniziò a scoprire il pensiero di Rudolf Steiner, leggendo le sue opere.
Nel 1975, un viaggio culturale e di ritorno ai propri affetti nel suo paese d’origine lo destò brutalmente rispetto alla situazione tragica in cui versava il suo popolo. Le condizioni erano disastrose da vari punti di vista: assenza di istruzione, agricoltura devastata dal sovraconsumo di concimi chimici che andavano esaurendo la fertilità dei suoli, non corrispondenza tra sentire etico-religioso e azione nel quotidiano dell’élite dirigente, problemi di irrigazione dopo la costruzione della diga di Assuan, lotta nazionalista contro Israele che negava in effetti da ambo le parti l’appartenenza a una comune umanità ecc.
Colpito profondamente da questa situazione, due anni dopo Abuleish prese la decisione di ritornare con la sua famiglia in Egitto dove intendeva costruire un’oasi verde e coltivata in pieno deserto che costituisse un fulgido esempio e uno sprone al riscatto dei singoli individui, della popolazione nel suo insieme e delle istituzioni politiche, economiche e sociali dell’Egitto.
Le difficoltà che sono state affrontate e superate da questo pioniere dell’antroposofia in Africa e che si leggono nel libro di cui sopra sembrano davvero infinite e quasi impossibili da spianare per un essere umano. Eppure oggi Sekem è una realtà molto concreta, lussureggiante e che alimenta una vera comunità locale e internazionale al tempo stesso.
Dal deserto nasce l’oasi
Dopo l’acquisto di settanta ettari di deserto del demanio a circa 80 chilometri dalla capitale egiziana, il primo passo è stato la costruzione dei pozzi per l’acqua. La zona scelta da Abuleish era, se possibile, particolarmente desertica e gli ingegneri che lo assistettero nel sopralluogo gliela sconsigliarono fortemente. Ma egli la scelse appositamente per dimostrare che se fosse riuscito a insediare la vita in quell’angolo inospitale di territorio allora ciò sarebbe stato possibile in ogni luogo del suo paese. Paese che voleva veder rinascere a partire dalle classi più povere che vivevano in uno stato di abbrutimento.
Nel suo percorso a ostacoli Abuleish ha dovuto lottare contro le diffidenze dei beduini e i loro costumi ancestrali. Ha dovuto far capire la complessa programmazione di un piano audace di rivitalizzazione dei suoli ai suoi interlocutori anche istituzionali con grandi difficoltà. (sconosciute ai burocrati egiziani), i mass media, Difficoltà ancora più grandi nella gestione dei rapporti con le banche locali, le squadre di operai edili, i permessi per questioni di vario tipo come il compostaggiogli sceicchi e gli imam che lo accusavano di essere antislamico e adoratore del sole (sulla base di propensioni e concetti antroposofici diffusi nella comunità).
Nonostante tutti questi impedimenti e avversità la visione negli anni è andata realizzandosi e ciò grazie anche al contributo di numerosi scienziati e uomini di cultura provenienti da ogni parte del pianeta che a Sekem hanno dato il loro contributo.
Progettare il futuro
Oggi Sekem costituisce un esempio forse unico al mondo di unità tra economia, cultura e vita sociale, fondato sulla visione steineriana e un concetto di evoluzione olistica. In quest’oasi fiorita e sotto il cappello della “Comunità Sekem” le duemila persone residenti lavorano nell’ambito di sei imprese economiche che comprendono orticoltura, produzione di cotone, agricoltura, trasformazione di prodotti alimentari, industria tessile e produzione farmaceutica.
Il tutto precisamente inserito in un percorso di produzione biologica e biodinamica. Col metodo biologico vengono anche coltivate erbe officinali che sono poi trasformate in fitopreparati. I profitti delle imprese sono in parte accantonati in un fondo pensione e in parte investiti nei settori dell’educazione e della cultura. A Sekem ci sono scuole materne ed elementari e una di formazione professionale che prepara operai specializzati. Vengono anche organizzati tirocini aziendali nelle diverse professioni e istituzioni socio-culturali per i collaboratori. Il principio che domina a Sekem nella selezione degli educatori è stato espresso chiaramente proprio da Abuleish: «Ho sempre considerato le doti intellettuali dei nuovi insegnanti meno importanti delle qualità del loro carattere, perché sono queste ultime a influenzare i bambini aiutandoli a diventare uomini» afferma in Sekem. Un’iniziativa biodinamica cambia il volto del deserto egiziano in cui racconta la sua testimonianza. E non è un particolare di poca rilevanza, ma un fattore di notevole divario tra la realtà di Sekem e le nostre scuole fondate sulla meritocrazia mnemonica e sul nozionismo.
La vita culturale di questa comunità si è arricchita negli ultimi anni anche della costruzione di un grande teatro dove vengono vissuti dall’intera collettività spettacoli che vedono la partecipazione di tutti. Infine, da diversi anni, sono operativi l’Accademia Sekem per le arti e le scienze e un Centro medico che esplica anche una funzione e dei servizi sul territorio come le visite mediche alla popolazione e il suo monitoraggio o l’organizzazione di corsi di aggiornamento sanitario come quello alle ostetriche, sull’igiene, che riscuote molto successo e incide poi abbassando la morbosità e la mortalità dei parti in zona.
Un modello di comunità perfetta
Il fondamento dell’associazionismo presente a Sekem è quello della reciproca fiducia, ossia, come afferma Abuleish, è «un’economia basata sulla fratellanza» (p. 135).
Un passaggio evolutivo senz’altro epocale se paragonato alle leggi selvagge ed egoiche del liberismo economico dominante. L’istituzione-modello Sekem si è infatti conquistata rispetto e ammirazione a livello internazionale.
Scorrere il libro e vedere le foto a colori del deserto pietroso trasformato in giardino lussureggiante, con le abitazioni, la scuola, il teatro, i laboratori ecc. fa veramente riflettere. Idem se ci si ferma a considerare l’insolita commistione tra antroposofia e Islam che si sprigiona dai principi regolatori della comunità e della sua vita sociale ed economica. Forse l’uomo ha ancora possibilità di riuscita se si concentra su ciò che unisce anziché su ciò che divide. Ci sono principi universali e valori etici e morali che possono essere condivisi anche partendo dalla propria identità culturale e religiosa.
E un altro messaggio esce forte e chiaro da questa esperienza: niente è impossibile per degli esseri umani determinati ed elevati sul piano ideale. Il desiderio di avventura
insito nell’uomo potrebbe forse avere buone possibilità di realizzazione e soddisfazione proprio nella progettazione e materializzazione di esperienze collettive finalizzate al benessere dell’umanità e del mondo. Iniziare un percorso di questo tipo può costituire una vera svolta nell’esistenza di molte persone e di intere società. E un nuovo cammino è sempre un’avventura emozionante e fondante. Come dice il poeta: «…in ogni inizio vive una magia che ci protegge e ci aiuta a vivere» (Hermann Hesse).

L’INPS nasconde la verità sulle pensione ai precari per evitare rivolte

Scritto da: Nicoletta Forcheri 
Fonte: http://www.agoravox.it/L-Inps-nasconde-la-verita-sulle.html

L’unico sistema che l’INPS ha trovato per affrontare l’amara verità, è stato quello di nascondere ai lavoratori che nel loro futuro la pensione non ci sarà, sperando che se ne accorgano il più tardi possibile e che facciano meno casino possibile.
Ma quello che non si dice sono i proventi da signoraggio che l’INPS riscuote come azionista di bankitalia. NF
Il presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua ha finalmente risposto a chi gli chiedeva perché l’INPS non fornisce ai precari la simulazione della loro pensione futura come fa con gli altri lavoratori: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”.
I precari, i lavoratori parasubordinati come si chiamano per l’INPS gli “imprenditori di loro stessi” creati dalle politiche neoliberiste, non avranno la pensione. Pagano contributi inutilmente o meglio: li pagano perché L’INPS possa pagare la pensione a chi la maturerà. Per i parasubordinati la pensione non arriverà alla minima, nemmeno se il parasubordinato riuscirà, nella sua carriera lavorativa, a non perdere neppure un anno di contribuzione.
L’unico sistema che l’INPS ha trovato per affrontare l’amara verità, è stato quello di nascondere ai lavoratori che nel loro futuro la pensione non ci sarà, sperando che se ne accorgano il più tardi possibile e che facciano meno casino possibile.
Non si può non notare come anche la politica taccia su questo scandalo, ma non ci si potrebbe attendere altrimenti, perché a determinare questo scandalo hanno contribuito tutti i partiti attualmente rappresentati in parlamento, nessuno escluso.
I precari, tenuti all’oscuro o troppo occupati a sopravvivere, difficilmente noteranno la dichiarazione di Mastropasqua al Corriere della Sera e i media sembrano proprio intenzionati a non rovinare loro la sorpresa. Proprio una bella sorpresa!

L’industria farmaceutica segna una grossa vittoria:le erbe medicinali spariranno dall’Unione Europea

Autore: Andrea Bertaglio
Fonte: Gaia Health

L’industria farmaceutica ha quasi tagliato il traguardo della sua decennale battaglia per spazzar via qualsiasi concorrente. All’arrivo del 1° di aprile 2011 – fra meno di otto mesi cioè – praticamente tutte le erbe medicinali diventeranno illegali nell’Unione Europea. Negli USA la situazione è gestita in modo diverso, ma avrà lo stesso effetto devastante. Le gente non è diventata niente più di un lavandino dove l’industria farmaceutica e quella agroalimentare scaricano qualsiasi brodaglia della quale debbano disfarsi, e la gente non può che pagare il prezzo che loro decidono.

L’industria farmaceutica e quella agroalimentare hanno quasi completato il loro arrembaggio a tutti gli aspetti della salute, dai cibi che mangiamo al modo col quale ci prendiamo cura di noi stessi quando stiamo male. Non dubitate: questo arraffamento ci deruberà di quel poco di salute che ci era rimasto. 1° aprile 2011 L’inizio Con il più beffardo pesce d’aprile di tutti i tempi, la European Directive on Traditional Herbal Medicinal Products (THMPD) è stata emanata il 31 marzo 2004 rendendo operative regole per l’uso dei prodotti erboristici che erano precedentemente commercializzati liberamente.

Questa direttiva richiede che tutte le preparazioni di erbe debbano superare lo stesso tipo di procedure dei farmaci. Non fa differenza se un’erba sia stata liberamente utilizzata per millenni. I costi di queste – nuove – procedure sono ampiamente superiori a quelli affrontabili dalla maggior parte dei produttori – esclusa ovviamente le grandi industrie farmaceutica ed agroalimentare. Per avere un’idea, si parla di costi oscillanti fra i 100.000 ed i 150.000 € per erba; se poi si tratta di un composto, ogni erba deve essere trattata separatamente.

Non conta se un’erba sia stata usata con sicurezza ed efficacia per migliaia di anni, dovrà essere trattata come fosse nuovo farmaco di laboratorio. Naturalmente, le erbe sono ben lungi da essere farmaci di laboratorio, sono invece preparati ottenuti da fonti biologiche che non sono necessariamente purificati – perchè la cosa potrebbe modificarne natura ed efficacia – così come avviene per gli alimenti. Trattarle come prodotti di sintesi è distorcere la loro natura e la natura delle erbe medicinali.

La cosa ovviamente non fa la minima differenza dentro le mura dell’Unione Europea controllata da BigPharma (la grande industria farmaceutica) un’Unione che ha inglobato il corporativismo nella sua costituzione. Il dottor Robert Verkerk della Alliance for Natural Health, International (ANH), così descrive il problema di richiedere procedure di tipo farmacologico per preparazioni di erbe come segue: «Ottenere una classica erba medicinale, se proveniente da una zona tradizionalmente nota per la sua coltivazione di erbe medicinali ma non-europea, dato il – nuovo – protocollo di registrazione europeo diventerà facile come infilare un cubo in un buco tondo.

Questo sistema di regole ignora le tradizioni, e quindi non è stato adeguato a tenerne conto. Questi adeguamenti sono invece urgentemente necessari se la regolamentazione non è volta a discriminare le culture non-europee, violando così i diritti umani». Leggi sul commercio Per meglio comprendere cosa potrebbe succedere, vale la pena inquadrare il fatto che il sistema delle leggi sugli scambi commerciali è stato al centro di manovre per mettere sotto il controllo di BigPharma e dell’industria agroalimentare tutti gli aspetti relativi ad alimenti e medicinali. Se avete seguito quanto sta accadendo negli Stati Uniti relativamente al latte fresco ed alle affermazioni da parte della FDA (Food and Drug Administration) secondo le quali degli alimenti diventano magicamente delle medicine nel momento in cui ne vengono semplicemente citati effetti sulla salute, avrete notato che nella questione è stata coinvolta la Federal Trade Commission (FTC, Commissione Federale sugli Scambi Commerciali, ndt).

Piuttosto di occuparsi degli alimenti e della medicina tradizionale dal punto di vista dei diritti umani, li hanno gestiti come tematiche inerenti il commercio. Così, al centro della legislazione sugli alimenti e le erbe, sono finiti i desiderata della grande industria invece dei bisogni e dei desideri dei popoli. E’ questo ribaltamento che ha prodotto quelle affermazioni assurde ed oltraggiose fatte dalla FDA del tipo che i Cheerios  e le noci diventano automaticamente medicine nel momento in cui vengono specificati i loro effetti sulla salute. E’ questo spostamento – da alimento a farmaco – che ha fatto sì  che la FDA potesse fare quelle dichiarazioni offensive del tipo che i Cheerios fossero medicine solo perchè ci sono indicazioni relative alla salute.

Lo scopo di tutto questo è di rendere il mondo ben sicuro per i commerci dei colossi industriali. I bisogni e la salute della gente non sono assolutamente un fattore del quale tengano conto. Come combattere contro questo attacco alla nostra salute e benessere L’affare non è concluso, perlomeno, non ancora. Se ci tieni a poter usare erbe medicinali, o se ci tieni a poter prendere vitamine ed altri integratori, per favore, agisci. Anche se queste tematiche ti sembrano prive di importanza, pensa alle persone che ti sono care: meritano che sia loro negato il diritto ad un trattamento medico e ad una assistenza scelta da loro?

La ANH (Alliance for Natural Health, ndt) è attiva nel combattere queste violazioni, attualmente è in causa per cercare di fermare la direttiva THMPD. Speriamo ci riescano, ma la storia recente mostra che nessuna manovra legale riesce a fermare questi carri armati. Tuttavia non possiamo permetterci di starcene seduti ad attendere l’effetto dei nostri sforzi, dobbiamo considerare questo loro scenario come uno nel quale ognuno di noi possa giocare un ruolo. Tocca a noi – ad ognuno di noi – agire. Se vivi in Europa, per favore, manda una lettera, un messaggio al tuo rappresentante al Parlamento Europeo. Vai a questa pagina e cerca chi sia costui ed il modo di contattarlo.

Poi spedisci una lettera che affermi, senza ombra di dubbio, che tu sostieni in modo forte le azioni dell’ANH, azioni miranti a sospendere l’entrata in vigore del THMPD e che ti auguri si alzino anche a favore del diritto delle persone a scegliere trattamenti erboristici. Se ti risulta difficile scrivere una simile lettera, clicca qui per un esempio (nel formato universale rtf) suggerito dalla ANH; sei libero di utilizzarlo. Pensa a cosa dirai ai tuoi figli e nipoti se ti chiederanno perchè non lo hai fatto. Come potrai spiegare loro che non eri così interessato nella loro salute?

Come potrai dire loro che era più importante seguire i finti reality in televisione piuttosto che scrivere quella semplice lettera? E’ solo con la protesta attiva che possiamo fermare questa congiura contro la nostra salute. Se ce ne stiamo seduti apatici, vinceranno loro. Il nostro diritto di proteggere la salute nostra e dei nostri figli è in gioco. Se ci tieni alla salute dei tuoi figli e nipoti, allora devi agire. Fatti sentire, il momento della verità è ora. Puoi star lì seduto e non far nulla o puoi farti sentire forte. Poi,  una volta fatto, parla con tutti quelli che conosci. Dì loro che è il momento di agire, non c’è assolutamente tempo da perdere.

Flop al G20: La crisi non ha insegnato nulla

Scritto da:Alberto Berrini
Fonte: www.bancaetica.it

Come era prevedibile, il G20 di Seul (11-12 novembre 2010) non ha portato alcun risultato apprezzabile, in particolare rispetto alla “guerra delle valute” (di cui si era parlato nella rubrica “global vision” del mese scorso) tuttora in corso. Del resto la decisione della Banca Centrale americana, che ha preceduto il summit, di accelerare ulteriormente la creazione di moneta con enormi acquisti di titoli – in parole povere la scelta della Fed di stampare dollari – ha precluso a priori ogni esito positivo del G20 coreano. Si è trattato, infatti, di un atto unilaterale che ha depotenziato qualsiasi “possibilità diplomatica” dell’incontro di Seul. Gli Stati Uniti hanno, tra l’altro, così dimostrato un’incapacità culturale, prima ancora che economica e politica, di comprendere quanto il mondo sia cambiato e che gli altri Paesi, in particolare quelli in condizioni economiche favorevoli, non accettano più senza reagire quanto viene stabilito a Washington. Ma, soprattutto in quest’ultimo G20, sono definitivamente tramontate le ormai tenui speranze di un’uscita “semplice”, perché politicamente coordinata a livello internazionale, dalla crisi. Nella primavera del 2009 (vertice di Londra), al culmine della tempesta economica mondiale, sembrava che il G20, accantonato l’obsoleto G7, potesse diventare l’organismo in grado di svolgere quel ruolo. Ma da allora non si sono registrati che fallimenti negli incontri successivi, come fallimentare è stata la complessiva politica economica internazionale nell’affrontare una crisi che evolve in fasi successive, che vanno a toccare ambiti diversi del sistema economico e che, proprio per questo, è ben lontana da concludersi.
E l’esito di tutto ciò, almeno nella parte cosiddetta “sviluppata” del mondo, sono le decine di milioni di posti di lavoro persi e le scarse prospettive di riassorbire, nel breve come nel medio termine, questa “nuova” disoccupazione con riflessi negativi a livello sociale fin troppo evidenti. Dunque, in definitiva, il summit di Seul segnala che di fronte al disordine monetario internazionale nessuna “Bretton Woods” è all’orizzonte. Ma il problema non è solo “diplomatico”, ossia di relazioni internazionali, ma anche e soprattutto di “paradigma teorico” che ancora è alla base delle politiche economiche nazionali e internazionali. Da questo punto di vista il liberismo non è stato sconfitto dalla crisi, né questa ha riportato in auge, se non in maniera strumentale e limitata all’emergenza, il pensiero keynesiano. Questo implica dei cambiamenti, non solo di obiettivi e di strumenti, ma anche di atmosfera culturale, visioni della società e sistemi di valori che circondano e permeano il nucleo della politica economica. Al punto che l’economista americano Krugman tristemente osserva che “Il Presidente Obama e compagnia sono riusciti in una grande impresa: convincere gli elettori che l’interventismo pubblico ha fallito senza applicare l’interventismo pubblico”. (Obama ha perso e non ha più “stimoli”, Il Sole 24 Ore, 13 novembre 2010) Tornando ai commenti sull’ultimo G20, anche un economista “moderato” come Franco Bruni ha sottolineato che “la crisi dovrebbe aver insegnato che le cose sono cambiate: cambiano le locomotive ma, soprattutto, il modello di sviluppo precedente non si è inceppato per un incidente di percorso, ma perché non era sostenibile”. (Il mondo alla guerra delle valute, La Stampa, 13 novembre 2010).
Peccato che, a distanza di tre anni dalla più grave crisi economica internazionale, paragonabile solo alla Grande Depressione degli anni Trenta, nessuno sembra accorgersene.